Crisi dei semiconduttori: come l'automotive è costretta ad adattarsi

 

Oggi più che mai le nostre automobili sono diventate strumenti complessi, intelligenti e soprattutto comodi, in grado di trasformare un semplice spostamento in una vera e propria esperienza. L’aspetto negativo di tutti i comfort offerti dalle auto più recenti è sicuramente l’elevato numero di componentistiche, più o meno rare, necessarie per rendere possibile il pieno svolgimento di tutte le sue funzionalità: primi su tutti i semiconduttori. Il numero di semiconduttori (e quindi chip) richiesti nella costruzione dei veicoli di ultima generazione varia da poche centinaia fino a superare le mille unità. Questi chip hanno lo scopo di controllare l’intero funzionamento del veicolo in quanto, comunicando con hardware complessi, permettono il corretto funzionamento dell’accensione, del sistema di sicurezza e perfino del semplice posizionamento del sedile.

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più frequentemente di ritardi nelle consegne di auto nuove da parte di tutte le case automobilistiche, nessuna esclusa, e questo è dovuto per l’appunto alla scarsità di chip. Le cause principali di tale carenza vanno individuate sia nell’enorme quantità di dispositivi elettronici acquistati per ovviare al problema dello smartworking durante la pandemia, sia nei danni alle catene di approvvigionamento causati dagli effetti del cambiamento climatico. Tra tutti, il settore dell’automotive è sicuramente quello più colpito con perdite di fatturato stimate per 110 miliardi di dollari solo nel 2021. Proprio per questo motivo i manager sono stati costretti a ripensare alle modalità di gestione dei loro chip nella catena di fornitura.

Di seguito sono riportate le strategie più comuni con cui anche i marchi più profittevoli dovranno confrontarsi per ovviare al problema della mancanza di chip (e quindi mancata disponibilità di prodotti finiti pronti per essere venduti):

 

1. Try To Use Less: una soluzione quando non si dispone di sufficienti componentistiche per procedere al completamento della vettura è provare a usarne meno. Infatti, molte delle funzioni che richiedono l’utilizzo dei semiconduttori sono funzioni trascurabili che possono essere rimosse senza peggiorare l’esperienza di guida (ad esempio rimozione della blind spots detection technology, o dei software per la gestione del consumo di carburante eletric o ancora del supporto lombare regolabile elettronico, etc.);

2. Selezione tra veicoli: molte case automobilistiche hanno già deciso di implementare un sistema di prioritizzazione in cui viene assegnato ad ogni veicolo un livello di priorità. I modelli che ricevono un livello inferiore a una predeterminata soglia saranno sacrificati così da utilizzare la maggior parte dei chip solamente sui veicoli più profittevoli;

3. Build Shy Strategy: questa strategia permette alla catena di produzione di continuare a lavorare senza interruzione. Invece di produrre completamente i veicoli e inviarli ai concessionari, i modelli non finiti vengono messi da parte in parchi macchine nelle vicinanze. Rimane tuttavia alto il rischio di dover tenere le auto bloccate per un lunghissimo periodo di tempo a cause dell’assenza anche dei chip più essenziali (alla fine di maggio 2021 Ford ha dichiarato più di 20.000 unità bloccate in attesa e General Motors più di 30.000);

4. Stockpile strategy: è la strategia che andrà a sostituire la precedente strategia Just In Time fino ad ora utilizzata per minimizzare i costi di magazzino. L’attuale carenza di semiconduttori ha obbligato i manager a passare da una visione di breve periodo a una pianificazione futura in grado di ristrutturare l’intero processo produttivo e di approvvigionamento, così da poter disporre di una scorta di materiali per essere utilizzata in momenti di emergenza. Ad essa viene affiancata addirittura l’ipotesi di costruzione in-house dei semiconduttori, con lo stesso governo americano che ha stanziato 50 miliardi per questa tipologia di progetto. La progettazione degli stabilimenti per la lavorazione di chip richiede un’elevatissima quantità di tempo e denaro e questo significa per le case automobilistiche continuare a ridimensionare la loro produzione (GM ha bloccato l’attività di due principali fabbriche e Toyota, che è una delle case con più chip a disposizione, ha dovuto ridurre del 40% la produzione a settembre 2021);

5. Standardizzazione: ultima ma non per importanza troviamo la strategia più immediata ma che potrebbe avere un forte successo se implementata efficientemente e in tempi brevi. La standardizzazione dei chipset nella maggior parte delle funzioni dell’automotive, usando magari la tecnologia precedente dei chip (7 nanometri) che ha una disponibilità maggiore, potrebbe risolvere la difficoltà nel completamento delle autovetture per i clienti in tempi ragionevoli.

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