È davvero possibile un futuro a zero emissioni?

 

La consapevolezza crescente del cambiamento climatico ha spinto governi e aziende verso impegni per una transizione a zero emissioni. Questo articolo stima gli impatti economici globali della transizione verde fino al 2050, focalizzandosi su sistemi energetici e di uso del suolo, i responsabili dell'85% delle emissioni globali.

 

L'analisi si basa su uno scenario a zero emissioni entro il 2050, simulando il percorso verso l'obiettivo stabilito dall'Accordo di Parigi: contenere il riscaldamento globale a meno di 2°C. Dall’analisi emergono due aspetti chiave: una transizione universale sarebbe inizialmente onerosa, ma con grandi opportunità di crescita.

 

La spesa iniziale per i sistemi energetici e di uso del suolo tra il 2022 e il 2050 raggiungerebbe circa 275 trilioni di euro, con una media annua di 9 trilioni di euro, un aumento di 3,5 trilioni di euro all'anno rispetto al presente. Questo equivale a metà degli utili aziendali globali del 2020, un quarto delle entrate fiscali totali e il 7% delle spese familiari. Con la crescita economica attuale, le spese totali raggiungerebbero l'8,8% del PIL tra il 2026 e il 2030, per poi diminuire.

 

Il costo medio globale dell'elettricità aumenterebbe inizialmente, per poi diminuire con variazioni regionali. La produzione globale di elettricità potrebbe aumentare del 25% entro il 2040, con costi operativi delle energie rinnovabili in calo.

 

La transizione comporterebbe un guadagno netto di circa 200 milioni e una perdita di 185 milioni di posti di lavoro diretti e indiretti entro il 2050. Settori legati ai combustibili fossili subirebbero riduzioni, mentre quelli dell'energia rinnovabile e biocarburanti creerebbero nuove opportunità. La riallocazione della forza lavoro richiederebbe un grande sforzo di supporto e formazione.

 

Settori ad alte emissioni, responsabili del 20% del PIL globale, affronterebbero effetti sostanziali. La produzione di carbone si avvicinerebbe a zero entro il 2050, mentre petrolio e gas avrebbero riduzioni del 55% e 70%. Acciaio e cemento vedrebbero aumenti dei costi entro il 2050. Al contrario, i mercati per prodotti a basse emissioni si espanderebbero notevolmente.

 

In questo scenario, i paesi più poveri e dipendenti dai combustibili fossili sono più esposti, ma hanno maggiori prospettive di crescita. Le economie sviluppate potrebbero invece affrontare effetti disomogenei, con alcune regioni occidentali fortemente colpite.

 

I consumatori potrebbero affrontare costi iniziali aggiuntivi, con impatti maggiori sui nuclei familiari a basso reddito. Tuttavia, nel tempo, la spesa operativa diminuirebbe, ad esempio con il costo totale di possesso per le auto elettriche previsto inferiore alle auto a combustione interna entro il 2025.

 

Conclusioni

Nonostante i costi e i rischi, la transizione offre opportunità di crescita e la possibilità di mitigare gli impatti catastrofici del cambiamento climatico. Governo e imprese devono agire con unità e determinazione, estendendo orizzonti di pianificazione e investimento. La transizione richiede una revisione delle istituzioni esistenti e la creazione di nuove per coordinare gli sforzi su larga scala. La chiave per il successo è agire con prontezza, unità e lungimiranza per garantire un futuro sostenibile.

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