Codice della crisi d'impresa

 

Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 14 febbraio 2019) incorpora in un unico testo normativo ogni tipo di situazione di crisi e insolvenza, con l’obiettivo di semplificare sia il quadro normativo sia le complessità applicative dovute alle particolarità delle diverse situazioni.

Il modello processuale fornisce alle imprese debitrici, escluse quelle di grandi dimensioni e/o quotate, gli strumenti di allerta in grado di segnalare tempestivamente una situazione di crisi prima che si entri in una fase irreversibile. A questo, si aggiunge la sostituzione del termine “fallimento” con “liquidazione giudiziale” e alla nozione di insolvenza si affianca quella di stato di crisi, intesa come probabilità di una futura insolvenza. Ciò perché il legislatore (lo Stato) ha deciso di dare un peso maggiore, più che all’esigenza dei creditori, alla continuità aziendale. Quest’ultima è il vero ingranaggio che permette alla nostra economia di perseguire un corretto sviluppo economico, perché è proprio quando l’attività imprenditoriale viene interrotta che il debitore e i creditori subiscono i danni maggiori.

Lo scopo della nuova riforma è sostanzialmente quello di rendere l’imprenditore consapevole della portata dei danni derivanti da uno stop dell’attività aziendale, proponendo un approccio culturale e organizzativo anticipatore.

Le due date importanti sono il 16 maggio 2022 e 31 dicembre 2023.

Il 16 maggio 2022 sono entrate in vigore tutte le norme del Codice della crisi (con esclusione di quelle relative al sistema di allerta). Per prima cosa, il codice introduce la procedura di allerta dell’organo amministrativo e di composizione assistita della crisi, con il fine di anticipare l'emergere di quest'ultima, analizzando le cause della sofferenza dell'impresa e incentivando il raggiungimento di un accordo tra azienda insolvente ed i creditori. Mentre, l’attivazione della procedura di allerta è posta a carico degli organi di controllo societari e dei creditori pubblici qualificati (Agenzia delle Entrate, Inps e agente di riscossione) in caso di omessa o inadeguata risposta dell’amministrazione. Successivamente, il 31 dicembre 2023 entra in vigore il meccanismo di allerta automatico, obbligatorio e basato sullo sforamento degli indicatori previsto dal Codice della crisi. I valori che forniscono le condizioni di uno stato di crisi dell’impresa sono i seguenti:

1. Patrimonio netto < 0

2. DSCR (Debt Service Coverage Ratio) < 1 (possibile orizzonte spostato da 6 mesi a 1 anno).

3. Qualora non sia disponibile il DSCR è necessario verificare l’eventuale sforamento di tutti e cinque gli indici settoriali:

  • ONERI FINANZIARI / RICAVI %: si accende il segnale in caso di valori maggiori o uguali al valore soglia.
    • PAT. NETTO / DEBITI TOTALI %: si accende il segnale in caso di valori minori o uguali al valore soglia.
    • LIQUIDITA' A BREVE TERMINE %: si accende il segnale in caso di valori minori o uguali al valore soglia.
    • CASH FLOW / ATTIVO %: si accende il segnale in caso di valori minori o uguali al valore soglia.
    • (INDEBITAMENTO PREVIDENZIALE + TRIBUTARIO) / ATTIVO %: si accende il segnale in caso di valori maggiori o uguali al valore soglia.


    Nello specifico nella tabella sottostante riportiamo, per ogni settore di riferimento, i valori limite da tenere sotto controllo.

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