Le PMI italiane bloccano gli investimenti e puntano su sostenibilità e digitale

 

Overstock e ordinativi in rallentamento. A fare paura il rischio di un crollo del pil nel 2023. Le casse di ben 7 PMI su 10 saranno a rischio nel periodo Settembre-Dicembre 2022.

 

 

Magazzini difficili da smaltire, scarsa visibilità sul 2023 e un sentiment di timore per un crollo del PIL minano la fiducia delle imprese. Da un campione di 781 titolari d’azienda emerge un quadro molto complesso, fatto di sfide per un futuro che si annuncia difficile a causa della stretta creditizia e di una forte contrazione dei margini.

Milano, 31 agosto 2022 - “Da Settembre 2022 potremmo assistere a nuove turbolenze economiche di portata internazionale, con impatti molto forti sul business delle imprese italiane”. È così che esordisce il Prof. Fabio Papa, docente di economia e fondatore di I-AER, centro di ricerca specializzato sul monitoraggio del tessuto imprenditoriale nazionale.

Dall’ultima ricerca condotta in collaborazione con Aida Partners PR, i dati che emergono da I-AER Index anticipano numerosi problemi che le imprese vivranno da qui a fine anno. “Su tutti - dichiara Papa - il fenomeno dell’overstock rappresenta un’enorme criticità sia per le imprese commerciali che produttive. Infatti, molte aziende hanno dovuto accumulare importanti quantitativi di merci nei loro magazzini, anticipando cospicue somme di denaro a causa del timore di rimanere a secco di forniture. Dall’altra parte, ciò si scontra con ordinativi in rallentamento e con una tendenza a posticipare i pagamenti, tanto che le casse di ben 7 PMI su 10 saranno a rischio nel periodo Settembre-Dicembre 2022”.

Lo studio condotto da I-AER si concentra sul fatto che le PMI italiane potranno contare sempre meno sul supporto delle banche, ciò per due motivi afferma Papa: “da un lato stiamo assistendo ad una stretta creditizia dovuta ad un atteggiamento più conservativo degli istituti bancari; a ciò si unisce un ragguardevole aumento dei tassi, elemento destinato a persistere almeno per i prossimi 12 mesi. Questi due aspetti stanno spingendo ben 8 titolari su 10 a posticipare gli investimenti non strategici, in attesa che la situazione si stabilizzi”. A tal proposito, il 74% dei titolari intervistati dichiara di prendere in esame nuove strategie di sviluppo del business solo a partire dal secondo trimestre 2023.

Ma è il “rischio contagio” a minare ulteriormente le stime di crescita delle piccole e medie imprese italiane. Dallo studio emerge che ben 6 aziende su 10 temono che un forte rallentamento dell’economia tedesca possa impattare sulle filiere del valore del nostro Paese. I motivi di tali remore sono strettamente riconducibili alla forte dipendenza teutonica dal gas russo e ad una decisa impennata dei prezzi energetici causata da spinte speculative e incertezza economica che si propagherà soprattutto nel Vecchio Continente.

Come conseguenza di ciò – continua Papa - è la contrazione dei margini a fare davvero paura alle aziende, con 91 titolari d’impresa su 100 che affermano di sperimentare una riduzione dell’EBITDA già a partire dal secondo semestre 2022, con un outlook negativo anche sul primo trimestre 2023”.

In risposta ad una situazione non certo facile le piccole e medie imprese italiane si stanno quindi rivolgendo a due elementi, storicamente molto sentiti: (i) digitalizzazione dei processi di vendita (ii) sostenibilità aziendale. “Mentre sul primo elemento – afferma Papa – i nostri dati indicano che le aziende hanno le idee molto chiare, sul fronte della sostenibilità i pareri sono molto discordanti. Infatti, sebbene 72 aziende su 100 si dicano assolutamente pronte a puntare sulle rinomate variabili ESG, meno del 9% del campione dichiara di conoscere in modo approfondito come valorizzare in termini operativi il concetto di sostenibilità a supporto del business”.

Questa confusione su temi di sostenibilità – conclude Papa – rappresenta un gap da colmare quanto prima. Infatti, le imprese a prova di futuro non potranno fare assolutamente a meno dei tre pilastri su cui si basa la conversione ecologica e culturale di cui il nostro Paese ha bisogno”. Una conversione che però stenta a decollare, soprattutto in un contesto così complesso come quello che emerge dall’ultimo bollettino rilasciato ad I-AER. “Le imprese sono quindi pronte a raccogliere la sfida?”.

I-AER, in qualità di centro di ricerca dedicato alle PMI, è costantemente focalizzato sullo studio del sistema economico. Monitora, su base mensile, l’andamento di un paniere di oltre 400 piccole e medie imprese italiane distribuite sul territorio nazionale, con una concentrazione maggiore in Lombardia, Marche e Toscana. Analizza aziende, spesso a conduzione familiare, operanti all’interno della produzione, del commercio e nel mondo dei servizi.

I risultati dello I-AER Index vengono diffusi su base trimestrale all’interno della community imprenditoriale dell’Istituto. Ciò permette alle aziende parte del Network di meglio indirizzare le politiche di sviluppo strategico nel medio-lungo periodo e di pianificare agilmente anche le azioni da intraprendere quotidianamente. I-AER Index si dimostra così un vademecum di dati e informazioni indispensabile per imprenditori, manager e professionisti della Piccola e Media Impresa Italiana.

 

Domenico Ciancio
Corporate Communication & Public Affairs Manager Consultant
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