Il Governo italiano promosso a metà dai titolari d'azienda

 

Aziende italiane inquiete per il 2023: per 8 imprenditori su 10 la recessione è già un dato di fatto. Le aziende che si stanno dedicando con ferma convinzione ad un processo di passaggio generazionale possiedono un livello di fiducia più elevato nei confronti dello scenario che ci attende. 

 

 

Milano, 16 dicembre 2022 - Da un’indagine condotta da I-AER, Centro di Ricerca specializzato nel monitoraggio dell’economia italiana, che – in collaborazione con Aida Partners PR – ha intervistato ben 764 piccole e medie imprese, emerge un quadro tanto complesso quanto chiaro sull’economia italiana che può portare imprenditori e manager ad effettuare più di una riflessione sulle scelte da implementare nel corso del 2023.

Per il Prof. Fabio Papa – direttore di I-AER ed esperto di economia aziendale “il governo a fronte di ridotte disponibilità finanziarie ha dovuto dedicare circa due terzi delle risorse per far fronte all’emergenza energetica. Questa scelta è stata ben compresa dai titolari d’impresa che in addirittura 9 casi su 10 si dicono d’accordo con la linea che l’esecutivo Meloni sta seguendo”.

I consensi rispetto alla linea sposata da Palazzo Chigi – prosegue Papa - arrivano soprattutto da comparti industriali quali gomma-plastica, siderurgia, chimica e produttori di fibre sintetiche, il che non stupisce affatto dato che questi settori sono stati fortemente colpiti dal caro energia, fenomeno che potrebbe essere addirittura destinato a peggiorare nel periodo Gennaio-Febbraio 2023”.

Dall’indagine emerge che gli impatti della manovra sembrano essere invece meno apprezzati quando si parla di riduzione del costo del lavoro, tanto che solo 4 titolari d’azienda su 10 ritengono che si stia andando nella direzione giusta. Un dato che trova conferma anche nelle parole di Confindustria e dell’orientamento espresso dal Presidente Bonomi sul cuneo fiscale.

Ma lo studio rilasciato da I-aer va ben oltre concentrandosi sul sentiment dei titolari d’azienda rispetto al particolare momento storico, rilevando informazioni tutt’altro che incoraggianti.

A fare davvero paura – continua Papa – è l’inflazione, la più alta mai rilevata negli ultimi 40 anni. In particolare, 7 imprese su 10 temono che questo fenomeno sia destinato a persistere, portando le Banche Centrali ad un innalzamento strutturale dei tassi di interesse nel corso del 2023. Ciò per le aziende si sta già traducendo in una maggiore spesa per interessi, con progressiva riduzione dei margini, già compromessi da anni di pandemia, crisi delle catene logistiche e dei microchip”.

Governo promosso a metà quindi, risorse pubbliche scarse e prezzi che non sono destinati a scendere nell’immediato. “Quali altre sfide dovranno fronteggiare le imprese in un 2023 che si annuncia complesso come non mai?” si sono chiesti in I-AER?

Il fattore geopolitico non è trascurabile, tanto che 6 imprenditori su 10 vedono come molto probabile un’amplificazione dell’escalation militare russo-ucraino già nella prima parte del 2023. Questo elemento sta impattando in modo significativo sul decorso imprenditoriale di numerosi business, in ogni area del Paese, tanto che 8 imprenditori su 10 dichiarano di aver deciso di rinviare investimenti non strategici, rimandando al 2024 le scelte più onerose sul fronte finanziario”.

Una politica comprensibile data da uno scenario di estrema incertezza, oltre che da tassi di interesse così alti da non rendere più conveniente come un tempo il ricorso all’indebitamento bancario.
Dall’altra parte, dall’indagine emerge anche un dato d’ottimismo: “i dati mostrano chiaramente che le aziende che si stanno dedicando con ferma convinzione ad un processo di passaggio generazionale possiedono un livello di fiducia più elevato nei confronti dello scenario che ci attende”.
Ciò perché tali imprese, in 9 casi su 10, si dichiarano “a prova di futuro” in termini di utilizzo delle tecnologie digitali e apertura internazionale. Due driver che storicamente aiutano le imprese, soprattutto di piccole e medie dimensioni, a diventare più resilienti durante le crisi.

 

Domenico Ciancio
Corporate Communication & Public Affairs Manager Consultant
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